martedì 3 agosto 2010
lunedì 2 agosto 2010
Che si inauguri una concreta e responsabile stagione della "sussidiarietà tra le municipalità".




Durante la stagione estiva, si concretizzano tutte le condizioni spontanee per avventurarsi per ragioni di svago in viaggi all’interno del territorio in cui si vive. E, aldilà della stereotipata settimana dedicata alla meritata vacanza finalizzata a guadagnarsi il meritato piacevole e divertente riposo, almeno i fine settimana diventano occasione per visitare siti cittadini, storici, turistici e anche con alto interesse culturale. Tale esercizio, consente a chi vive in ampi territori, di passare – attraversandole – da una regione all’altra. Ma per chi, come noi siciliani, vive da isolano, ecco che non rimane che passare da un capoluogo di provincia all’altro; da una località turistica di mare di un versante ad un’altra posta in quello opposto; da un’attività plan air nelle nostre bellissime spiagge siciliane, a quella più amene della nostre e rigogliose campagne. Li, ci si può accorgere che un gravoso problema vissuto nella tua città e vissuto come una esasperante ed insormontabile criticità, appare del tutto inesistente – addirittura ben pianificato – in altri contesti cittadini condotti da altri auriga, altre amministrazioni. Osservi la tua terra, con il suo magico splendore e assumi sempre con più forza la consapevolezza, che tutto può dipendere da noi stessi; ti accorgi che ci si potrebbe mettere attorno ad un serio tavolo con un fare costruttivo, con l’obiettivo di mettere sinergicamente insieme tutte le esperienze vissute positivamente in proprio per donare tale livello di progresso a vantaggio della municipalità confinante o distante centinaia di chilometri dalla tua. Ci si rende semplicemente conto che, superando le barriere dello scontro politico - che nulla ha a che fare con il confronto dialettico di una democrazia civilizzata come dovrebbe attecchire in uno stato repubblicano come quello italiano – potrebbe venire semplice fare sviluppare ed espandere le eccellenze concretizzate in questa o quell’altra municipalità, nel resto del territorio regionale, partendo – appunto – da questo o quell’altro ente locale. In semplicità, se a Mazara del Vallo come a Menfi o Porto Palo le istituzioni riescono , con l’attuazione delle proprie politiche, a rendere efficiente il servizio della raccolta e smaltimento dei rifiuti, attivando – se è il caso - la cultura della raccolta differenziata, ecco che tale modo e percorso amministrativo (quello del saper governare con mezzi, maestranze e strumenti appropriati), ecco che tale modello potrebbe esser esportato per un altro comprensorio territoriale (per esempio per Bagheria, Ficarazzi, Villabate, Palermo). Parlo di esempi, ipotetici e non in concreto, ma ciò potrebbe valere per la salvaguardia e gestione dei beni culturali; per la tutela, pulizia e fruizione degli arenili balneabili, come per i porticcioli e le antiche borgate marinare; per il controllo e mantenimento della qualità dell’aria, dei suoli e dei sottosuoli, delle acque fluviali e lacustri, per la flora e fauna marina con i fondali che da noi – in Sicilia – rivestono un alto valore archeologico noto, ma certamente ancora tutto qualto da esplorare e valorizzare. Le considerazioni sin qui rappresentate, mi portano a pensare che potrebbe essere opportuno inaugurare una definibile stagione della “sussidiarietà tra le municipalità”, mettendo in moto – partendo da una chiara, seria e competente, nonché condivisa, attività legislativa - tutte quelle azioni atte a dotare le istituzioni di leggi, regolamenti, norme d’attuazione e quant’altro necessario per consentire, a chi è più debole e meno attrezzato degli altri, di farsi tendere una mano.
Si torni a moderare i toni attivando la dialettica ed il civile confronto democratico: sono in gioco il bene della Sicilia e dell'intero Paese.

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Commento pubblicato su http://www.gianfrancomicciche.net:
1 agosto 2010 alle 10:25
Un post che esprime un chiaro percorso. Il giusto indirizzo di chi deve rappresentare la politica italiana, e certamente quella che, dell’Italia, sta a cuore con gli interessi di sviluppo per la nostra amata e bella isola del Mediterraneo: appunto la Sicilia. Le divisioni politiche di questi ultimi tre anni, hanno soltanto danneggiato ed interrotto il percorso di crescita che sta nei principi d’indirizzo della politica economica comunitaria propri dell’obiettivo 1 in cui – noi – siciliani siamo allocati come regione politico-economica d’Europa. E tali politiche sono state rallentate, immobilizzate da una politica e da alcuni politici che, qui in Sicilia, hanno preferito alla democratica e liberale dialettica politica interna, prima, a Forza Italia e, poi, al neo nato PdL, lo scontro faidistico di chi vuole soppiantare l’ex amico (padre-amico) con i sui fedelissimi. Una scelta che ha visto spendere tutte le energie di chi avrebbe dovuto metterci più responsabilità, per effetto dei ruoli istituzionali e di governo ricoperti a tutti i livelli, piuttosto che pensare che avere un unico obiettivo: abbattere irreversibilmente, in maniera drastica e fatale Gianfranco Miccichè. Così, purtroppo per “Loro”, non è stato e, pian piano, partendo dal rispetto dei patti elettorali assunti per sostenere il governo di Raffaele Lombardo fin dal marzo 2008, Miccichè ed i suoi uomini più fedeli hanno ricostruito un percorso ed una dimensione politica che – oggi – ha un grande senso politico: l’equilibrio e lo sviluppo della politica siciliana (ma anche dell’intero Paese) partendo dalle riforme, praticando un percorso di lealtà e di forte e quotidiano impegno.
E appunto, Gianfranco Miccichè, con i fedelissimi uomini hanno iniziato a tessere materia, sostanza, equilibrio e credibilità verso la gente, verso l’elettorato siciliano. Uomini che vanno apprezzati al cospetto dello scenario politico locale e nazionale e che meritano alte citazioni: Pippo Fallica, Michele Cimino, Titti Bufardeci, Stefania Prestigiacomo, Giulia Adamo, Dore Misuraca ed una serie di colonne di uomini delle istituzioni che, partendo dai deputati regionali siciliani ha visto l’impegno negli Enti locali siciliani, nella gente comune – anche – come me.
Adesso, e lo troviamo tracciato in questo post di Miccichè -
il percorso è chiaro al punto tale che nello stesso potremmo intravedere le tracce di un manifesto politico.
Per la crescita e lo sviluppo della Sicilia, partendo dal dialogo moderato e democratico, auspicando di riformare – attraverso nuove e più snelle leggi di riforma – la nostra amata terra siciliana, ma con e Silvio Berlusconi nell’intero Paese.
E’ chiaro, che necessita abbassare i toni; necessita che ognuno si accontenti di quello che gìà ha, e lasci all’amico di partito o coalizione la possibilità di potere esprimere le proprie ragioni, i propri valori.
Poi, ritengo che lo spazio ci sia per tutti.
Sempre che si pensi al bene della Sicilia e della tenuta di Governo nazionale.
Chiaramente, stringendosi la mano.
Io, la penso come Gianfranco Miccichè e chiaramente come chi senza soggettivi interessi è stato spinto a seguirlo in ogni sua scelta politica.
Ecco il post di www.gianfrancomicciche.net, su cui è stato pubblicato il commento di cui sopra:
Mi dispiace per quello che è successo! Sono convinto che probabilmente le tifoserie abbiano influito più degli allenatori, ma ormai il rapporto tra i due fondatori del Pdl era insanabile. Forse il tempo aiuterà a rimettere ordine. Il popolo del Centrodestra è comunque complessivamente dispiaciuto.
Ha ragione Berlusconi, quando dice che tutto è nato in Sicilia, perchè la Sicilia è stata la prima regione, nel tempo seguita da altre, in cui è emerso un malessere all’interno del partito.
La causa è sempre la stessa: l’inadeguatezza della classe dirigente scelta per guidare il partito. Non è difficile capire perché il Presidente Lombardo mantenga il dialogo con il PdL di Berlusconi e Miccichè e non con quello di Castiglione, Leontini o Cascio.
A proposito di Cascio e delle sue stupide esternazioni: vorrei ricordare che la resa si chiede a chi ha perso e quindi rimando al mittente le offerte.
Ad ogni modo, io ritengo che questo sia un momento in cui la politica deve riscoprire la serenità del dibattito, per continuare a lavorare nell’interesse della collettività, a Roma come in Sicilia. E serenità del dibattito vuol dire dichiarazioni intelligenti e ragionamenti seri; non fiato che esce dalla bocca di chi gioca a rompere o di chi non ha capito bene come stanno le cose oppure di chi crede che 15 giorni di gloria giornalistica, ottenuta a suon di post e agenzie sensazionalistiche, lo possano riascattare da anni di anonimato da seconda fila.
Serenità del dibattito vuol dire dialettica costruttiva, vuol dire ricerca di equilibri che possano garantire la tenuta democratica delle nostre istituzioni, vuol dire parole responsabili di uomini e donne responsabili.
Questo vale per tutti, anche per i finiani, che qui, in Sicilia, condividono con noi l’esperienza di governo. E’ evidente che le nostre posizioni sono diverse: loro stanno con Fini, noi stiamo con Berlusconi. Tuttavia, questo non ingenera in me alcun sentimento di contrasto verso chi, comunque, ha fatto una scelta di lealtà politica.
Questo è il momento in cui ogni scelta può essere quella definitiva. Io scelgo in modo inequivocabile di stare insieme a chi, con lealtà, fiducia e intelligenza, intende portare avanti veri processi di riforma e modernizzazione della propria terra. In Italia è Berlusconi!
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